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09 Novembre 2022

I leader nel post pandemia, tra upskilling e reskilling

Federico Mataloni (Hunters Group): appare evidente quanto aggiornare le competenze per rimanere al passo con i tempi sia fondamentale per qualunque persona, indipendentemente dal ruolo in azienda, dal settore o dalla grandezza dell’impresa in cui lavora

Volatility, Uncertainty, Complexity e Ambiguity (V.U.C.A.). Potremmo prendere in prestito un’espressione americana coniata durante la Guerra Fredda per descrivere il mercato globale e la società nel periodo che stiamo vivendo, caratterizzato da instabilità, incertezza, complessità e ambiguità. Chiedersi, dunque, se i manager e i leader abbiano le capacità per guidare le aziende e per affrontare il new normal non è affatto banale.

“In aggiunta ai mutamenti epocali che tutti ormai abbiamo imparato a conoscere – dichiara Federico Mataloni, Senior Partner di Executive Hunters, brand di Hunters Group dedicato alla ricerca e selezione di profili C-Level – non possiamo dimenticare anche l’evoluzione e la trasformazione digitale che stanno diventando un ulteriore acceleratore di cambiamenti già in atto. Appare evidente, quindi, quanto aggiornare le competenze per rimanere al passo con i tempi sia fondamentale per qualunque persona, indipendentemente dal ruolo in azienda, dal settore o dalla grandezza dell’impresa in cui lavora”.
Le analisi di mercato del World Economic Forum dipingono un quadro molto chiaro: entro il 2025 (e cioè entro i prossimi 3 anni), nel mondo si perderanno 85 milioni di posti di lavoro, ma se ne creeranno ben 97 milioni, più in linea con le esigenze di un mondo nuovo nel quale esseri umani e macchine dovranno necessariamente collaborare.

Chi è, allora, il leader nel post pandemia? “Io credo – aggiunge Mataloni – che in futuro dovremo sempre di più familiarizzare con i termini upskilling e reskilling perché il mercato del lavoro sarà sempre più dinamico, globale e complesso e solo coloro che saranno costantemente aggiornati avranno successo. Partecipare ad un corso di formazione o ad un MBA, ad esempio, dimostra volontà di accrescere le proprie competenze, una caratteristica sicuramente molto apprezzata anche in fase di colloquio. In termini percentuali e pragmatici, potremmo dire che l’esperienza acquisita durante questi percorsi aumenta del 75% la possibilità di essere valutato positivamente e di superare il processo di selezione. Attenzione però, il solo fatto di aver partecipato ad un corso non basta, così come non basta studiare soltanto manuali tecnici (certamente molto importanti e quindi non trascurabili): sono le persone che devono fare la differenza, capirle per un manager è fondamentale perché attraverso il loro benessere e il loro engagement passa il successo di un’impresa”.

Sarà questa la vera sfida ed il parametro che contraddistingue un leader da un mero esecutore direttivo. In altre parole, occorre spostare il purpose del successo professionale da un baricentro individuale ad uno collettivo, da una ambizione egoistica figlia del secolo scorso ad un bene comune, sia aziendale sia sociale.

È ciò di cui parla il libro “MBA Power: innovare alla ricerca del proprio purpose” di Filippo Poletti, top voice di LinkedIn Italia: in 232 pagine pubblicate da Lupetti sono raccontate 101 storie di altrettanti professionisti di continenti differenti che tra il 2020 e il 2022 hanno deciso di tornare sui banchi di scuola, in presenza quando la pandemia lo permetteva o a distanza, per seguire i percorsi di MBA o executive MBA alla business school del Politecnico di Milano.
La stella polare dei leder di oggi – precisa Poletti – deve essere la creazione di un futuro migliore. Mai come oggi i professionisti, che negli anni della pandemia hanno seguito un percorso di alta formazione, sentono il dovere di mettere a disposizione il loro MBA power per generare più valore nella propria vita, in quella delle persone a loro vicine e nel resto dell’umanità. Il destino del fare impresa è nelle nostre mani: si parla spesso di sostenibilità economica (se i conti non tornano, è inutile discutere), ambientale e sociale. Ebbene, non resta che promuoverla responsabilmente tutti insieme, all’unisono”.

 

 

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