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05 Luglio 2022

Rinnovabili e occupazione. Dalle comunità energetiche all’agrivoltaico

A cura di Maurizio Carucci

Tecnici, elettricisti, consulenti. Ma anche installatori e designer. Dalla transizione potrebbero arrivare, nei prossimi quattro anni, circa 150mila nuovi posti

La transizione energetica potrebbe creare occupazione. Secondo un’indagine del Censis per Assosomm-Associazione italiana delle Agenzie per il lavoro, con le energie rinnovabili potrebbero arrivare, nei prossimi quattro anni, circa 150mila nuovi posti: tecnici, elettricisti, consulenti, ma anche installatori e designer. Ci sono poi i professionisti con competenze trasversali: manager per le energie rinnovabili, geometra ambientale, tecnico ecologo; geochimico; assicuratore ambientale; esperto giuridico-commerciale di energie rinnovabili; manager della programmazione energetica; operatore della centrale elettrica. Si aggiungono poi le figure professionali legate al risparmio energetico, primi fra tutti i manutentori e gli installatori di impianti per il riscaldamento e il condizionamento a bassi consumi. Un’opportunità è rappresentata anche dai 2,2 miliardi di euro che il Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza destina ai centri con meno di 5mila abitanti per costituire le Cer-Comunità energetiche rinnovabili. La transizione ecologica ed energetica, infatti, passa anche attraverso i piccoli comuni. Realtà capaci di mettersi in gioco e di stare al passo con i tempi, nonostante le difficoltà e il problema dello spopolamento. A parlar chiaro sono i numeri e le storie raccolti da Legambiente e Kyoto Club: 38 i piccoli comuni italiani 100% rinnovabili che grazie al mix delle fonti rinnovabili riescono a produrre più energia elettrica e termica di quella consumata dalle famiglie residenti. Sono 2.271 quelli 100% elettrici, dove la produzione elettrica da rinnovabili supera i fabbisogni delle famiglie residenti. E poi ci sono quei territori la cui produzione di energia da fonti rinnovabili varia tra il 50% e il 99%. In questo contesto, dalla Penisola arrivano anche gli esempi di chi ha già realizzato una comunità energetica rinnovabile con il duplice obiettivo di efficientare i consumi e autoprodurre energia. Come Ferla, in provincia di Siracusa, il primo in Sicilia, o Biccari, in Puglia, nell’entroterra nel cuore dei Monti Dauni, e poi ci sono quelli in cui la comunità energetica sta partendo proprio in questi giorni, come accade per esempio nel comune sardo di Serrenti. Inoltre, dal rapporto Il ruolo delle comunità energetiche nel processo di transizione verso la decarbonizzazione, curato da Federmanager in collaborazione con l’Aiee-Associazione italiana degli economisti dell’energia (Aiee), è emerso che le Cer potrebbero produrre il 19% della domanda di energia elettrica in Europa nel 2030, arrivando a coprire il 45% della domanda totale entro il 2050. Proprio sulle Cer, Enea «sta lavorando da anni per lo sviluppo di tecnologie soprattutto in ambito informatico» con l’obiettivo di «sviluppare alcune tecnologie digitali che vanno coniugate con un sistema dell’economia circolare in maniera tale che si possano creare delle forme locali di microeconomia e condivisione». Lo spiega il presidente dell’Enea Gilberto Dialuce. «Questi strumenti devono essere ampliati – aggiunge –. Stiamo lavorando per aumentarne le funzionalità e abbiamo anche creato una test facility in scala reale che consente di testare diverse logiche di gestione e controllo dell’autoconsumo di fonti rinnovabili locali. Il successo delle comunità energetiche rinnovabili e quindi anche delle smart energy community che si scambiano servizi oltre all’energia dipende da come questo processo di transizione energetica, digitale e sociale verrà governato».

Agrivoltaico, nuovi scenari nella ricerca di personale

Negli ultimi mesi si è affacciato sul mercato del fotovoltaico – ma anche in ambito lavorativo – il tema dell’agrivoltaico. «Il solare fotovoltaico – precisa Paolo Rocco Viscontini, fondatore e presidente di Italia Solare – è la chiave per la transizione energetica. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, ma anche di indipendenza energetica, dovremo installare molte decine di GWp di solare, la maggior parte delle quali sarà su terreni. Un ruolo importante l’avrà l’agro-fotovoltaico che, creando sinergie tra l’attività agricola e la produzione di energia, sarà una reale opportunità per l’economia, per questo serviranno figure professionali esperte in grado di realizzare e gestire impianti fotovoltaici in contesti agricoli». Gli impianti agro-fotovoltaici possono essere realizzati sia sulle aree agricole non utilizzate sia su quelle in cui è già presente l’attività agricola. «Questi elementi – aggiunge Silvia Movio, director della divisione Tecnica di Hunters – aprono in modo importante lo scenario a nuove figure che si possono affacciare al settore del fotovoltaico da ambiti e settori diversi, in particolare in un momento di mercato in cui la domanda di candidature è più che doppia rispetto alla presenza di profili professionali». Tra le figure più richieste: digital e It analyst, big data scientist, civil engineer, energy efficiency manager, Ege ed energy manager, periti agrari, business development manager-permitting manager. Si creano in questo modo nuovi spazi di lavoro per profili che, nella maggior parte dei casi, si trovano già in società It o di consulenza, nel mondo delle costruzioni, in aziende strutturate ed energivore ovvero in ambito pubblico. Il mercato premierà quelle figure professionali che, con spiccate doti di flessibilità e capacità al cambiamento, potranno portare le proprie competenze a vantaggio di uno dei settori a maggior crescita. Imprescindibili saranno la conoscenza della lingua inglese per supportare investitori o banche nella crescita dei progetti e grandi capacità di lavorare con team inter-funzionali. E a proposito di investimenti nelle energie rinnovabili, Intesa Sanpaolo e Sace mettono in campo dieci miliardi di euro per favorire l’indipendenza energetica delle imprese, in particolare le medie e piccole. Prevista una serie di linee di intervento in favore delle aziende orientate alla produzione di energia rinnovabile, all’efficienza energetica e all’economia circolare. Le energie rinnovabili, secondo una ricerca della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e Prometeia, sono cruciali per la diversificazione delle fonti energetiche, alla luce della guerra in Ucraina. Investire nelle energie rinnovabili consentirebbe un risparmio sulla bolletta energetica delle pmi stimato tra il 30% e il 50% sulla base dei costi dell’energia registrati nei primi mesi del 2022.

 

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