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15 Luglio 2022

Team building, tra condivisione e impegno sociale

A cura di Paola Marchesi, Manager della divisione HR di Hunters

Uno dei temi all’ordine del giorno in epoca post Covid-19 riguarda il livello di engagement dei dipendenti e gli strumenti che le aziende devono mettere in campo per trattenere i talenti. Si parla molto di welfare aziendale, piani di crescita e work-life balance che, oggi più che mai, non sono soltanto parole ma diventano indispensabili per il benessere delle risorse e, di conseguenza, del successo di ogni impresa.

Generalizzando, oltre ad un progetto aziendale di interesse e possibilità di work-life balance, i candidati puntano l’attenzione all’ambiente lavorativo e a quanto questo possa essere positivo. Il senso di appartenenza a un’azienda, così come a un gruppo in generale (che sia formale o informale) si crea e cresce all’aumentare dell’esperienza positiva nell’ambiente e alla condivisione di valori, di esperienze positive, di interazione e di collaborazione.

Il team building mira a promuovere l’integrazione tra gruppi, la comunicazione tra le persone e punta quindi ad aumentare la motivazione dei dipendenti e la produttività.
Fin dal termine del primo lockdown molti manager si sono resi conto di quanto fosse diffuso il desiderio di tornare a potersi confrontare di persona con i colleghi, vivere l’ufficio e condividere momenti di collaborazione in presenza e non più solo attraverso lo schermo di un PC, un tablet o uno smartphone.
Proprio per tornare alla condivisione e rafforzare il gruppo di collaboratori, molte realtà aziendali stanno tornando alla pianificazione di giornate di team building, con un’attenzione particolare e quindi responsabilità in termini di attività che preservino anche dai rischi sanitari annessi, causa pandemia che, purtroppo, non è ancora finita.

Da poco prima dell’emergenza sanitaria, inoltre, si cercano attività connesse maggiormente con la natura e che puntano a preservare la natura stessa e/o attente ai temi sociali. La pandemia ha velocizzato questo trend già in espansione, orientando le Risorse Umane a porre forte attenzione alle soft skill e al benessere aziendale, cha passa quindi anche dalle attività di team building.

Da un’indagine condotta da Hunters Group, abbiamo appurato che il 60% delle aziende intervistate ha puntato a ideare attività di team building nel volontariato, non solo al fine di avvicinare tra loro i dipendenti in una stretta collaborazione oltre i temi di ufficio, ma anche sensibilizzarli a tematiche sociali e dare loro occasione di portare un contributo positivo e attivo. I feedback riscontrati sono stati positivi, sia per l’esperienza di condivisione sia per la possibilità di investire tempo in progetti di charity.
In parallelo abbiamo anche riscontrato che le scelte delle aziende si orientano non solo al sociale ma anche all’ambientale e al preservare la natura. Le scelte della location stessa e delle attività in genere puntano alla sostenibilità; l’obiettivo delle aziende è esteso quindi a tutti gli ambiti, team building compreso.

In questa fase di cambiamento e transizione, le aziende continuano ad essere molto attente sia ai temi legati alla sicurezza sanitaria sia alla valorizzazione del welfare aziendale, non solo con strumenti rivolti ai singoli dipendenti, ma anche sponsorizzando ambienti di lavoro positivi, in cui le risorse possano sentirsi parte integrante di un “ecosistema” azienda, in cui ogni individuo partecipa attivamente e quindi sviluppa più favorevolmente affezione e volontà di continuare il suo percorso.

Perseguendo obiettivi di welfare a tutto tondo, le imprese dovrebbero riuscire quindi a evitare di dover attuare attività di retention dei talenti perché attive nella prevenzione di tale criticità. Il welfare di certo non è il solo tema che porta i talenti a rimanere in azienda, ma è uno degli aspetti centrali e di attenzione da parte dei candidati di oggi.

 

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