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15 Febbraio 2022

I giovani preferiscono lo Smart Working alla salute

Lo scoppio della pandemia ha mutato il modo in cui lavoriamo, ridefinito i luoghi del lavoro e indicato nuovi modelli di efficienza e produttività. I lavoratori hanno dimostrato, da parte loro, di riuscire a sopperire alle esigenze dell’impresa lavorando da remoto e spesso apprezzando il lavoro agile. Tuttavia, le nuove modalità di lavoro hanno a loro volta cambiato le necessità e le aspettative dei lavoratori stessi e così dopo due anni di emergenza Covid-19, le persone hanno riconsiderato i loro desideri in fatto di benefit. Oggi, come osservato dal sondaggio, condotto su 2.500 candidati, di Hunters Group (società di ricerca e selezione di personale altamente qualificato), circa il 42% dei lavoratori preferisce avere maggiore flessibilità oraria, il 30% premi immediati e il 21% punta sullo Smart working.

Tra le evidenze emerse dalla ricerca, c’è la conferma che sono le imprese stesse a essere percepite in maniera differente dai lavoratori: le persone ora non sono più interessate ad aspetti che fino a ieri potevano fare la differenza – per esempio le auto aziendali – perché oggi si preferiscono i pacchetti di benefit monetari (è il caso dei buoni spesa). Le persone – e questo la pandemia lo ha ribadito con forza – aspirano così a un migliore bilanciamento tra vita privata e lavorativa, ritenendo più interessanti quelle aziende che consentono loro di mantenere tale equilibrio. “Stiamo imparando tutti a lavorare per obiettivi e non più a tempo”, ha commentato Davide Boati, Executive Director di Hunters.

Nuovi benefit per le nuove generazioni 

È indubbio che le restrizioni vissute in questo biennio abbiano amplificato la conoscenza di modelli di lavoro quali lo Smart working. Il lavoro agile non è del tutto inedito: secondo la stima dell’Eurofound, l’agenzia europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, nel biennio 2018-19 già il 5,4% dei dipendenti italiani lavorava regolarmente a distanza. Nuovo è tuttavia l’interesse che esso ha assunto per i lavoratori: sempre stando all’Eurofound, negli ultimi due anni i lavoratori agili del nostro paese sono stati circa 6,58 milioni.  

Secondo la ricerca di Hunters Group, il nuovo modello lavorativo piace in particolare a Millennial (i nati tra 1981 e 1996) e Generazione Z (i figli della Generazione X e degli ultimi Baby Boomers), che mostrano meno interesse verso soluzioni di assistenza sanitaria o di sostegno alla natalità (benefit richiesti invece dagli Over 40). È importante ricordare che, secondo la rivista statunitense di business ed economia Forbes, i Millennial rappresentano già il 50% dei lavoratori a livello globale e stanno contribuendo a rimodellare i tradizionali sistemi lavorativi. 

Gli Under 40, secondo gli esperti, mostrano una maggiore propensione per il teamworking e desiderano lavorare in ambienti che rispecchiano il loro sistema valoriale; inoltre, meno della metà dei Millennial è genitore e ciò spiega il minore interesse che questi indirizzano verso i sostegni alla natalità e agli altri benefit preferiti dai lavoratori più senior.  

Le imprese devono pertanto tenere in considerazioni le nuove richieste delle persone (in particolare delle figure junior) per mantenersi attrattive, offrendo occasioni di miglioramento delle condizioni di lavoro e ponendo il benessere dei collaboratori in primo piano dando risposte alle nuove necessità del personale. 

 

Leggi l’articolo su Parole di Management!

 

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