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19 Ottobre 2020

Manager e imprenditori: ecco perché gli hobby non sono solo un passatempo

PASSIONI E INTERESSI RACCONTANO MEGLIO DI QUALUNQUE CURRICULUM LA PERSONALITÀ DI UN DIRIGENTE. MA LA VITA AL DI FUORI DELL’AZIENDA SERVE ANCHE A MIGLIORARE LE PERFORMANCE LAVORATIVE E A CREARE OCCASIONI DI BUSINESS. COME? LO ABBIAMO CHIESTO A ESPERTI E PROTAGONISTI

Giocare di squadra. Suonare come un’orchestra. Correre verso la meta. Andare in meta. Non fermarsi al primo ostacolo. Saper affrontare i rischi. Sono tante le metafore del mondo aziendale mutuate dalla vita di tutti i giorni e dalle passioni più comuni di manager e imprenditori. Che cosa raccontano gli hobby di un professionista della sua personalità? E quanto le esperienze vissute inseguendo le proprie inclinazioni individuali si riflettono nella performance all’interno dell’azienda? «Il bravo manager non è quello super tecnico, ma quello che sa trovare le informazioni nel proprio network. È positivo quindi avere degli interessi da condividere, anche il semplice calcetto con i colleghi, che è sempre un modo per fare squadra. Anzi, è anche un modo per trovare lavoro, come disse non proprio a torto il ministro Poletti qualche anno fa», dice Andrea Pietrini, Chairman di Yourgroup, suggerendo poi il nuovo ruolo del dirigente di successo: «Il manager ormai è soprattutto un gestore di caratteri e relazioni, verso l’alto, il basso, l’esterno. Confrontandosi con caratteri diversi, deve trovare la giusta comunicazione e, non sempre, questa deve rimanere solo nei confini professionali. È intrinseco nella struttura delle aziende attuali, sempre più orizzontali. Certo qualche profilo senior si porta dietro la vecchia concezione del dirigente nella sua torre d’avorio, ma sono sempre meno».

Dopo un periodo storico inedito e difficile come il lockdown, la convinzione di Pietrini è che chi aveva una passione forte da coltivare dentro le mura domestiche o da attendere di poter riassaporare ne sia uscito più forte: «Per alcuni è stata una fortuna: io ho recuperato tanti libri arretrati, un amico con la passione della pittura è stato quasi dispiaciuto nel dover tornare in ufficio. I golfisti e i velisti hanno sofferto, ma hanno alleggerito la sofferenza con un obiettivo da aspettare», scherza l’esperto consulente, che ha fondato il primo gruppo a offrire fractional executive a supporto delle aziende italiane. «Gli hobby dicono molto della personalità di un manager, anche perché sono scelti liberamente secondo le proprie inclinazioni e non a fronte di opportunità: chi adora il parapendio è sicuramente un profilo più predisposto al rischio. Ai giovani suggerisco sempre di indicare le proprie passioni nei cv, soprattutto quando insolite: se doveste trovare l’unico selezionatore al mondo a condividere quell’interesse, brucerete la concorrenza. Ricordo un collega di studi in Bocconi poco avvezzo ai libri, ma grande appassionato di videogiochi: è diventato capo del trading di una grande banca d’affari sfruttando quell’esperienza in un settore estremamente imprevedibile».

Secondo una ricerca dell’Università di Sheffield, gli hobby migliorano le qualità utilizzate sul posto di lavoro. Il team della dottoressa Clara Kelly dell’Institute of Work Psychology, in particolare, ha evidenziato l’aumento della self confidence, a patto che le passioni praticate siano quanto di più lontano dall’attività quotidiana. Solo facendo “altro”, insomma, si possono ottenere benefici per il proprio campo di attività professionale. Un manager abituato a rispondere continuamente alle istanze del suo team potrebbe, dunque, trarre beneficio da un’attività silenziosa e individuale come la lettura o la cucina. Al contrario, un imprenditore che deve guidare la sua azienda potrebbe preferire un semplice calcetto dove diventare un membro come gli altri della squadra senza responsabilità superiori. I benefici sono però evidenti: come sostiene Kelly, il grande impegno messo nell’hobby – svegliarsi all’alba per andare a correre, per esempio – garantisce un simile livello di impegno anche sul lavoro con più energia e meno stress. Alla luce di queste considerazioni, un selezionatore che cosa può scovare dietro l’accenno alla pratica di uno sport duro come il rugby o rischioso come l’alpinismo? Che cosa indica di una persona la passione per la cucina, la pratica abituale di yoga e meditazione o l’investimento in tempo e denaro nel collezionismo di cimeli militari? «Le passioni fanno parte di ognuno di noi e permettono a noi head hunter di identificare i progetti che possono appassionare il manager: quindi sono personali, ma anche professionali. Non ne esistono di più giusti o meno giusti, ma sono un’indicazione importante sui tratti caratteriali di un candidato», conferma Paola Marchesi, Executive Partner di Executive Hunters, il brand di Hunters Group specializzato nella ricerca e selezione di profili manageriali altamente qualificati. Ma soprattutto sapersi aprire parlando del lato meno “formale” del proprio profilo è l’occasione per spalancare una porta sulla propria personalità: «Nella mia esperienza, i dirigenti che sono pronti a raccontare la loro vita extra-lavorativa sono solitamente persone curiose, pronte a cercare soluzioni in campi inesplorati. E sono figure preziose per le aziende, soprattutto in un frangente come quello attuale. Se poi vivono il lavoro come una passione, allora hanno davvero quel qualcosa in più».

 

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