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26 Gennaio 2022

Tanto spazio per le professioni “verdi”

A cura di Robert Hassan

La pandemia, che ha ostacolato altri settori, ha dato invece impulso all’occupazione legata alle tematiche “green” con le sue figure altamente qualificate.

Da un rapporto GreenItaly, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, emerge che nel 2020 gli occupati che hanno svolto una professione in ambito green job erano pari a 3.141.400 unità, di cui 1.060.900 al Nord Ovest (33,8% del totale nazionale), 740.400 nel Nord Est (23,6% del totale), 671.500 al Centro (21,4% del totale) e le restanti 668.600 unità nel Mezzogiorno (21,3% del totale). Questi dati evidenziano un consolidamento rispetto all’anno precedente (3.132.000 unità) nonostante gli effetti della pandemia sulle economie industrializzate: se molti hanno perso quote di reddito e occupazione nel 2020, per altri c’è stata, invece, crescita o consolidamento. Il settore green rientra tra questi, avendo sostanzialmente confermato nel 2020 le performance del precedente anno, sia in termini di investimenti, sia di occupazione. In termini relativi, gli occupati che hanno svolto una professione di green job nel 2020 sono stati il 13,7% del totale. Nel complesso tra il 2014 ed il 2020 gli occupati che  hanno svolto una professione di green job sono cresciuti del 6,8%, da 2.942.700 unità a 3.141.400.

Analizzando la distribuzione regionale va evidenziato il primato della Lombardia, sia in termini di valori assoluti (709.000 pari al 22,6% del totale degli occupati di questo comparto), sia come incidenza degli occupati che svolgono una professione di green job sul totale degli occupati (16,1%, superiore al 13,7% della media nazionale). Sempre in termini di incidenza degli occupati green rispetto al totale va segnalato il ritardo relativo del Mezzogiorno, unica macroarea del Paese a collocarsi per quest’indicatore al di sotto della media nazionale (11,0%). Oltre la Lombardia, in termini relativi si distinguono, per incidenza degli occupati green sul totale degli occupati superiore alla media nazionale (13,7%), anche Emilia Romagna (15,6%), Piemonte (15,0%), Umbria (14,9%), Marche (14,6%), Trentino Alto Adige (14,2%) e Veneto (13,8%).

Secondo il rapporto GreenItaly 2019 le professioni green più richieste nei prossimi anni saranno: esperto in gestione dell’energia (ingegnere energetico), risk manager ambientale che si occupa del rispetto delle norme in materia ambientale e di sicurezza sul lavoro, educatore ambientale per l’infanzia, programmatore agricolo della filiera corta, installatore di reti elettriche a migliore efficienza, meccatronico green (la meccatronica unisce elettronica, meccanica e informatica), meccanico industriale green, installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale, promotore edile di materiali sostenibili. Bioarchitetto, informatico ambientale, avvocato green, contabile green, esperti di marketing ambientale ed ecodesigner: queste le professioni green più ricercate, secondo un’analisi di Hunters Group, società di ricerca del personale. In ambito digital, infine, continueranno a essere molto richiesti gli sviluppatori di software o applicazioni, i responsabili dei servizi clienti e chi si occupa della gestione degli e-commerce.

Si cercheranno anche molti mobility manager nei prossimi anni: il miglioramento della mobilità urbana, la riduzione dell’utilizzo dell’auto personale e degli spostamenti individuali ha reso necessario l’utilizzo sempre più frequente del mobility manager, un ruolo che ottimizza gli spostamenti sistematici dei dipendenti, propone le possibili soluzioni per la risoluzione dei problemi di mobilità dei dipendenti dell’azienda e svolge un’attività di coordinamento e di consultazione con i dipendenti, le aziende di trasporto e le autorità locali. Questo professionista deve quindi essere dotato di capacità analitica e abilità relazionale che gli consenta di dialogare efficacemente sia con le altre funzioni aziendali che con i mobility manager di area per l’individuazione delle migliori soluzioni tecniche e per l’eventuale integrazione delle stesse con le iniziative messe in atto dai mobility manager aziendali di imprese circostanti. Infine, deve conoscere bene il territorio di competenza, avere capacità negoziale del proprio budget con il top management della sua azienda cui riporta i risultati ottenuti. Non sembra esserci sempre una correlazione stretta tra il corso di studi e la posizione di mobility manager. D’altra parte questa figura di nicchia ha spesso un’estrazione cheproviene dalla direzione delle risorse umane a contatto della quale continua a sviluppare la sua attività e spesso conclude la sua carriera
come logistic manager.

La green economy creerà quindi molti nuovi posti di lavoro nei prossimi anni. I lavori del futuro saranno legati alle professioni “verdi”: fino al 2023 ogni 5 nuovi posti di lavoro creati in Italia uno sarà nelle aziende ecosostenibili. In tutto ci sarà bisogno di 481.000 nuovi professionisti in questo settore, oltre il 50% in più di quelli generati dal settore digital. L’occupazione in ambito green coprirà una quota del 18,9% sul totale del fabbisogno generato fino al 2023. «La Blue Economy – dichiara Davide Boati di Hunters Group – può essere considerata un’evoluzione della Green Economy e ha un obiettivo preciso: arrivare a zero emissioni di CO2. Questo si traduce in un aumento del 50% di richieste, da parte delle aziende, di professionisti che abbiano notevoli competenze tecniche ma anche che dimostrino grande attenzione alla sostenibilità. I green jobs in Italia sono caratterizzati da un elevato livello di titoli di studio: in un caso su tre (35,2%) è richiesto un livello d’istruzione universitario. Dai professionisti verdi le imprese si aspettano non solo una formazione più elevata ma anche un’esperienza specifica. Resta sempre complesso il processo di reperimento e di onboarding di queste figure: circa il 40% delle aziende lamenta difficoltà a identificare il profilo giusto». Le retribuzioni per questi professionisti si collocano mediamente tra i 40.000 e i 60.000 euro lordi annui. Nella maggior parte dei casi operano in contesti aziendali di medie e grandi dimensioni, in Italia e all’estero. La ricerca di questi profili è particolarmente concentrata nelle regioni del Nord Italia, in particolare in Lombardia, Veneto e in Emilia-Romagna. Grazie agli investimenti in innovazione in tutti i settori dell’economia che prevedono l’impiego di sostanze presenti in natura si possono moltiplicare i posti di lavoro e ottenere benefici per il territorio e per l’ambiente. Quello della blue e green economy è un settore in costante crescita negli ultimi tre anni. Nel 2018 c’erano c’erano circa 3 milioni e 100.000 lavoratori. Oggi, i lavoratori verdi rappresentano oltre il 15% degli occupati complessivi e la domanda è in costante crescita.

Esperto ambientale, HSE manager (acronimo di: health, safety and environment), waste manager, giurista ambientale, sustainability manager e energy manager. Queste le figure più ricercate nel settore green e circular economy, grazie anche agli investimenti derivanti dal Recovery Plan e dal Next Generation Ue.

 

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