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10 Settembre 2019

2 Buoni motivi per vivere a Bologna… e lavorarci!

Diverse città italiane hanno un soprannome che ne ricorda l’origine storica o che le descrive:
Roma: “la città Eterna”;
Firenze: “la Bella”;
Venezia: “la Serenissima”.

Bologna di soprannomi ne ha tre: “la Grassa, la Dotta, la Rossa”.

Il primo è dovuto alla tradizione della sua cucina sostanziosa e opulenta; il secondo alla presenza di un’Università che risale al 1088, la più antica del mondo occidentale; il terzo per i riflessi dei mattoni con i quali fin dal medioevo sono stati costruiti torri e palazzi.

Ma qual è il motivo per vivere e restare a Bologna?
Il lavoro.

La città metropolitana di Bologna ha il primato nel 2018 del tasso di occupazione totale fra le grandi province italiane con il 72,4%, un valore significativamente elevato e in leggera crescita rispetto al 2017 (+0,6%). Gli occupati sono in totale circa 466.000 (+ 2.300).
Il primato risulta confermato anche per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile (passato dal 66,7% al 67,3%, +1.300 donne occupate) sempre davanti a Firenze e Milano e per quello di occupazione maschile (dal 77,1% del 2017 al 77,7% del 2018, circa 1.000 occupati in più), in questo caso al secondo posto c’è Padova seguita da Milano.

Qual è la motivazione del verificarsi di questo fenomeno?
Le Aziende.

Bologna a livello economico è una delle città più produttive d’Italia e d’Europa. Oltre essere un importante polo fieristico e una città riconosciuta come culla Universitaria molto formativa a livello nazionale l’area ospita un’ampia rete di industrie meccaniche, elettroniche e alimentari e un gran numero di imprese di artigianato, vantando a livello di industria i soprannomi di Food Valley, Packaging Valley e Motor Valley.

La città metropolitana ospita, in proporzione, il maggior numero di imprese per abitanti in Italia.
Con un PIL pro capite a parità di potere d’acquisto di 36.941 euro (2013), Bologna risulta essere la 44ª città più ricca d’Europa e la seconda in Italia dopo Milano.
Secondo i dati dell’European Regional Economic Growth Index del 2016, Bologna è la terza città italiana per indice di crescita economica (dopo Milano e Roma) e la 53ª in Europa.
Granarolo, Segafredo, Philip Morris, Yoox, Hera, Marposs, Coop, Philip Morris, Lamborghini, Datalogic, Montenegro, Valsoia, Valfrutta, Fabbri, Conad, Sigma, Ducati, Volvo, IMA, Coesia, Marchesini, Maccaferri sono solo alcuni degli importanti nomi che si trovano nel capoluogo dell’Emilia Romagna con svariate attività lavorative al loro interno: operai, ingegneri, informatici, tecnici, contabili, commerciali, trasfertisti, addetti alle manutenzioni, after-sales e tanti altri.

Queste realtà, nella loro maggior parte, ampliatesi a livello di mercato ed essendo riconosciute a livello mondiale hanno comunque mantenuto l’imprinting familiare e padronale caratterizzato da due fondamentali capisaldi:

  1. Competenze tecniche: le maggiori realtà, ma anche le piccole imprese, hanno sempre sviluppato competenze tecniche, soprattutto in ambito ingegneristico, molto elevate potendo anche “pescare” dal bacino estremamente performante dell’Alma Mater Studiorum.
  2. Welfare aziendale: l’insieme delle iniziative di natura contrattuale o unilaterali da parte del datore di lavoro volte a incrementare il benessere del lavoratore e della sua famiglia attraverso una diversa ripartizione della retribuzione, che può consistere sia in benefit sia nella fornitura diretta di servizi, o in un mix delle due soluzioni; fenomeno particolarmente presente nelle realtà del capoluogo Emiliano-Romagnolo, volendo sottolineare l’aspetto della familiarità, perché stare bene significa lavorare bene.

La cultura Bolognese ha sempre evidenziato l’importanza effettiva del lavoro, volto ad aumentare sempre di più le competenze fino ad essere una vera e propria potenza industriale riconosciuta a livello internazionale. Oltre che essere una città dove si mangia molto bene, forse – direbbero alcuni salutisti – troppo.

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