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30 Marzo 2021

Le nuove professioni? Tra diversità, moda e ambiente

Dalla sostenibilità al design, ecco i mestieri emergenti e le aziende che li valorizzano

a cura di Anna Zinola

Si parla spesso dei mestieri che scompaiono. Meno frequente è, invece, il riferimento alle professioni che sono comparse nel corso degli ultimi anni. Uno dei casi più emblematici è rappresentato dal diversity manager. «Il suo obiettivo è abbattere le differenze in termini di razza, religione, orientamento sessuale — dice Raffaele Barbato, delivery manager di QuoJobis — così da creare, all’interno dell’azienda, un’etica sana e valorizzare la diversità». Allo stato attuale è presente soprattutto nelle grandi realtà, come Gucci, Apple, Pinterest e Barilla. a. Tuttavia è sempre più ricercato anche dalle piccole e medie imprese. Una figura molto recente è quella dello human centered design strategist. «È lo specialista che, all’interno di organizzazioni pubbliche o private, mette a sistema i bisogni reali delle persone con il business e il funzionamento dell’organizzazione stessa —spiega Maria Cristina Lavazza, esperta di UX Design e coordinatrice del corso The Human Centered Design School — Deve, cioè, innescare una trasformazione partendo dai fruitori finali e coinvolgendo tutte le persone all’interno dell’azienda». Facciamo un esempio: se un brand di gelati raccoglie dai propri clienti esigenze nuove (la richiesta di un prodotto che non si sciolga velocemente o di un range di gusti dalla connotazione esotica oppure di una linea a base di ingredienti biologici) lo HCD si attiva per sviluppare, insieme ai dipartimenti interni (produzione, marketing, distribuzione etc), tali caratteristiche.

Si occupa di innovazione anche il luxury prospective director. Questo ruolo, diffuso nel mondo della moda e del design, è stato da poco introdotto nel gruppo francese Kering. Il compito del luxury prospective director è duplice: da un lato monitora il mercato così da individuare i segnali emergenti, le tendenze destinate ad affermarsi, dall’altro lato va a caccia dei nuovi talenti creativi. Molte professioni nate di recente sono legate alla sostenibilità. La crescente attenzione ai temi ambientali ha, infatti, favorito l’affermazione di profili prima inediti. È il caso del mobility manager, che si occupa di ottimizzare la mobilità e i trasporti privati nelle aziende, oppure dell’eco-designer, che coniuga le competenze di progettazione con la conoscenza dei materiali e dei processi green. Senza dimenticare l’esperto in gestione energetica. «È una figura che trova spazio in società di ingegneria e, in generale, in aziende che hanno la necessità di sviluppare progetti di transazione energetica — afferma Davide Boati, executive director del brand Hunters di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale —. Ha bisogno di una certificazione specifica e opera nel contesto del mercato libero dell’energia, con l’obiettivo di gestirla in modo razionale per ottimizzare l’efficienza energetica, riducendo consumi e sprechi».

 

→ Leggi l’articolo su Corriere della Sera

 

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