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13 Luglio 2022

L’evoluzione della specie

Ingegneri al marketing, economisti al recruitment, laureati in lettere alla consulenza strategica. Nell’era della great resignation e dello shortage delle competenze, le skill si fanno sempre più trasversali.

Se siamo in grado di parlare, è perché sono state cooptate per produrre suoni – trasformandosi nelle corde vocali – le pieghe laringee inizialmente comparse soltanto per impedire che eventuali rigurgiti di cibo finissero nei polmoni. Che a loro volta si sono evoluti dalla vescica natatoria dei pesci primitivi, quando uscirono dall’acqua diventanto rettili. Sui quali a un certo punto spuntarono delle piume per isolarli termicamente, ma finirono poi per contribuire alla loro capacità di volo.

L’evoluzione non è altro che una questione di adattamento. O meglio: di exattamento, in cui un carattere sorto per adempiere una funzione passa a svolgerne un’altra, indipendente dalla precedente. Ebbene: vale anche per i profili professionali. Perché è una questione di evoluzione.

Che la concordanza tra percorso accademico e percorso professionale sia ormai un’opinione, lo dimostra il fatto che, stando ai rilievi di Eduscopio, l’osservatorio della Fondazione Agnelli, a due anni di distanza dal diploma, solo poco più di un diplomato su tre (35%) degli occupati svolge un lavoro coerente col titolo di studi conseguito. E che ormai le aziende, le professionalità, se le formano in casa. Google, per esempio, ai fini della selezione equipara alla laurea i suoi certificates da 49 dollari al mese. E nella Motor Valley Ducati, Dallara, Lamborghini e Ferrari hanno introdotto quattro percorsi post laurea dove insegnano con prof universitari e docenti dalle imprese.

Di necessità virtù

Il tema è strettamente connesso a quello della great resignation, le dimissioni volontarie che in Italia, stando ai dati di Aidp, l’Associazione italiana direzione personale, interessano il 60% delle aziende, con quasi mezzo milione di persone che, stando alle rilevazioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, già lo scorso anno ha dato le dimissioni senza avere alcun “paracadute”. «Il tema delle grandi dimissioni», spiega a Economy Joelle Gallesi, Managing Director di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato» sta obbligando le aziende, in Italia e all’estero, a implementare strategie di talent retention. Insieme ai benefit che potremmo definire “classici”, come smart working, coaching, assicurazioni e così via, sta arrivando, anche in Italia, un fenomeno molto interessante che è partito, come spesso accade, già una decina di anni fa all’estero: ad alcune risorse, che magari hanno lavorato per un po’ di anni in un determinato team, viene chiesto di fare un’esperienza, sempre nella medesima impresa, in un altro dipartimento. Questo fenomeno ha un duplice vantaggio: da un lato le persone acquisiscono maggiori competenze e, dall’altro, i manager hanno la possibilità di avere risorse più motivate perché, proponendo progetti interessanti intra-aziendali, riescono magari ad evitare che le persone possano scegliere di cambiare lavoro».

Non solo: «C’è un grandissimo valore aggiunto, da non sottovalutare non solo a livello di competenze tecniche, ma anche e soprattutto di competenze soft», sottolinea Gallesi. «Prendiamo, ad esempio, una persona che ha sempre lavorato in ambito legal e viene spostato nel dipartimento HR ed è quindi in grado di comprendere, in maniera approfondita, tutti gli aspetti legali legati alla selezione o alla gestione dei dipendenti, oppure alle figure di strategy che, ricollocate in ambito finance, aiutano un’azienda ad essere più appetibile per gli investitori o ancora a un operation manager che, dedicandosi alle vendite, è in grado di fare upselling o cross selling in ambito tecnologico. In Hunters Group, per esempio, abbiamo creato un intero team marketing attingendo alla funzione recruiting. In questo modo abbiamo valorizzato l’approfondita conoscenza del mercato, delle aziende e delle logiche legati allo sviluppo di carriera di chi ha lavorato per molti anni nel settore».

 

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