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11 Giugno 2020

Fare gaming non è più (solo) un gioco

Qualcuno scommette sulla loro presenza alle Olimpiadi 2024 (“Rapporto Italia 2020” dell’Eurispes) e hanno fatto parlare di sè durante il periodo di quarantena: si tratta degli eSports. Con un bacino di utenza di oltre 1,2 milioni di persone e un aumento generale del 20% di seguaci (“Rapporto sugli eSports in Italia” di AESVI/Nielsen), il settore del gaming competitivo vede oggi nel Bel Paese un pubblico sempre più ampio e, tra le fila di fan e appassionati, non mancano i professionisti che sempre più decidono di investire su questo segmento. Nonostante questi numeri, solo negli ultimi giorni il CONI ha avviato con grande fatica la presa in carico per il riconoscimento degli eSports come discipline sportive di altre categorie.

“Per parlare di gaming competitivo – afferma Beatrice Pontari, Marketing & Innovation Manager di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato – è necessario innanzitutto sfatare due grandi preconcetti, riguardanti rispettivamente il target di fruitori di videogame e le finalità di quest’ultimi: dobbiamo allontanarci dallo stereotipo del ragazzino con difficoltà relazionali chiuso in camera e iniziare a riflettere sui dati a nostra disposizione: secondo il rapporto AESVI/Nielsen, in Italia il pubblico degli eSports vede parimenti presenze maschili (51%) e femminili (49%), dall’età compresa tra i 16 e il 45 anni, forbice destinata ad ampliarsi nei prossimi anni, molti dei quali posizionati con un livello redditizio medio-alto (il 38% dei tifosi guadagna più di 2000/euro mese). E’ altresì necessario cambiare punto di vista rispetto ad un certo retaggio culturale per il quale ciò che è ludico non possa essere un vero lavoro (…)”.

(…continua su Business & Gentlemen)

 

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